Backup
La regola del backup 3-2-1: cosa dice e come applicarla a casa
Tre copie, su due tipi di supporto, una tenuta altrove. Da dove viene la regola, perché una copia deve restare scollegata e come metterla in pratica con un disco esterno e un cloud.
Aggiornato il 5 ottobre 2026 · 5 min di lettura
Di solito ci si accorge di non avere un backup proprio il giorno in cui serve: il telefono cade in acqua, il portatile sparisce, il disco non parte più. La regola 3-2-1 serve a non arrivare a quel giorno impreparati. Non è un prodotto da comprare: è un'abitudine che imposti in un pomeriggio e tieni viva con un promemoria sul calendario.
Cosa dice la regola 3-2-1
Il nome si deve al fotografo Peter Krogh, che lo ha coniato mentre scriveva la prima edizione di The DAM Book, un manuale per gestire gli archivi di fotografie digitali. Come ricorda W. Curtis Preston, esperto di backup che lo ha intervistato, Krogh non ha inventato l'idea delle copie multiple e della copia fuori sede: l'ha condensata in una formula facile da ricordare. Nel testo che firmava su dpBestflow, progetto dell'associazione americana dei fotografi professionisti (ASMP), la regola è questa:
- 3 copie di ogni file importante: l'originale e due backup;
- su 2 tipi di supporto diversi, per difendersi da pericoli diversi (il suo esempio: disco rigido e supporti ottici);
- 1 copia fuori sede, «o almeno scollegata».
Anche le istituzioni la citano così. Il documento «Data Backup Options», scritto dalla Carnegie Mellon University per lo US-CERT nel 2012, consiglia 3 copie di ogni file importante (1 principale e 2 di backup), su 2 tipi di supporto diversi, con 1 copia conservata fuori, cioè fuori da casa o dall'ufficio. Per l'uso domestico suggerisce di tenere i file principali sul disco del computer e almeno due copie di backup. Il National Cyber Security Centre britannico (NCSC) la definisce il metodo più diffuso per avere backup affidabili: almeno 3 copie, su 2 dispositivi, 1 fuori sede.
Perché una copia deve restare scollegata
L'NCSC aggiunge quella che chiama la regola dell'offline: tieni sempre almeno un backup scollegato, così un singolo incidente non può colpire tutte le copie insieme, e non avere mai tutti i backup collegati nello stesso momento. Pensa al ransomware: un programma malevolo che raggiunge un disco può cifrarne o cancellarne il contenuto, e un disco di backup sempre attaccato al computer è a portata di mano. Nei consigli per i privati l'NCSC lo dice in modo semplice: quando il supporto rimovibile non ti serve, scollegalo.
Potresti trovare anche la sigla «3-2-1-1-0»: una copia in più scollegata o non modificabile, e zero errori quando provi il ripristino. È una variante usata da alcuni produttori di software di backup, non una regola ufficiale: non l'abbiamo trovata in nessuna indicazione di enti pubblici. Le due idee che contiene sono buone, e il piano qui sotto le comprende entrambe.
Sincronizzare non è fare un backup
Tanti pensano di avere le foto al sicuro perché sono «nel cloud». Spesso sono solo sincronizzate, che è un'altra cosa: la sincronizzazione tiene uguali due posti, errori compresi. Apple, per esempio, spiega che con Foto di iCloud una foto eliminata viene eliminata su tutti i dispositivi. La documentazione di rclone avverte che il comando sync rende la destinazione uguale all'origine, cancellando file se necessario, mentre rclone copy non cancella niente nella destinazione.
Un backup è una copia che non segue subito le tue cancellazioni: un disco che aggiorni e poi stacchi, una copia che non elimina mai, oppure un servizio con cestino e cronologia delle versioni che ti permette di tornare indietro.
Il piano 3-2-1 per una famiglia
- Fai l'elenco di ciò che conta. Foto e video di famiglia, documenti scansionati (identità, contratti, carte mediche e fiscali), file di lavoro, tutto quello che non potresti riscaricare. Accanto a ogni voce scrivi dove si trova oggi: quale telefono, quale computer, quale account online. Se qualcosa esiste solo in un account online, quell'account è la sua unica copia.
- La copia 1 è l'originale, sul computer o sul telefono. Raccogli quello che è sparso in poche cartelle chiare su un solo computer, così i passi successivi copiano da un posto solo. Sposta con regolarità le foto dal telefono al computer.
- Copia 2: un disco esterno, a data fissa. Scegli un giorno preciso, per esempio la prima domenica del mese, e copia quelle cartelle su un disco esterno o un SSD. È il tuo secondo tipo di supporto.
- Copia 3: fuori casa, nel cloud. Carica le stesse cartelle su un servizio di archiviazione online. Così sei coperto anche da incendio, furto o allagamento, che porterebbero via computer e disco insieme. Vale come copia fuori sede anche un secondo disco tenuto a casa di un parente.
- Tieni una copia scollegata. Appena finita la copia del passo 3, stacca il disco e mettilo via: è la tua copia offline. Se hai due dischi, alternali, così uno resta sempre scollegato anche mentre aggiorni l'altro.
- Prova a ripristinare ogni pochi mesi. Scegli qualche file a caso, ricopialo o riscaricalo in un'altra cartella e aprilo: una foto, un PDF, un video pesante. Se qualcosa non si apre, lo scopri quando gli originali ci sono ancora.
Dove si inserisce LifetimeCloud
LifetimeCloud può essere la copia 3, quella fuori sede. Se lo usi come backup, tieni presenti alcuni dettagli:
- Quando carichi dal sito, il contenuto dei file viene cifrato sul tuo dispositivo prima di partire, con AES-256-GCM.
- Quello che elimini dal sito va nel cestino per 30 giorni. Quando sostituisci un file, dal sito le versioni precedenti restano per 1 anno («Cronologia versioni»).
- I file caricati via WebDAV (rclone, Cyberduck, unità di rete, app di backup che usano WebDAV) vengono salvati così come arrivano: protetti durante il viaggio da HTTPS, ma non cifrati end-to-end. Per backup automatici cifrati, metti davanti al WebDAV un remote «crypt» di rclone, come spieghiamo nella guida a rclone e WebDAV, oppure carica dal sito. Via WebDAV la cancellazione è definitiva (niente cestino) e la cronologia vale 30 giorni, ultime 3 versioni: meglio
rclone copydirclone sync. - Salva la chiave di recupero: senza password e senza chiave nessuno può riaprire i file cifrati, nemmeno noi. Te lo spieghiamo in perché conta la chiave di recupero.
- Lo dicono anche i nostri Termini: non usare LifetimeCloud come unica copia. È una delle tre.
Il piano gratuito ti dà 1 GB (fino a 50 file, 50 MB ciascuno), senza carta: basta per cominciare dai documenti più importanti, come raccontiamo in come proteggere i documenti importanti. I piani a pagamento (1 TB e 2 TB) si pagano una volta sola, senza abbonamento; i prezzi aggiornati sono nella pagina dei piani. Una copia fuori sede serve finché esiste: prima di scegliere un servizio, leggi cosa succede ai file se smetti di pagare.
Prova 1 GB gratis
Crea un account gratuito: 1 GB, nessuna carta richiesta. Il contenuto dei file viene cifrato sul tuo dispositivo prima di partire. Quando ti serve più spazio, paghi una volta sola, senza abbonamento.
Guide collegate
Fonti (controllate il 5 ottobre 2026)
- Peter Krogh — Backup Overview, dpBestflow (ASMP), copia d'archivio
- US-CERT — Data Backup Options (PDF, in inglese)
- NCSC — Offline backups in an online world (in inglese)
- NCSC — Always back up your most important data (in inglese)
- Backup Central — intervista a Peter Krogh (in inglese)
- Apple — Manuale utente di iPhone: foto e video eliminati
- rclone — rclone sync (in inglese)
- rclone — rclone copy (in inglese)