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Cifratura

Cos'è la cifratura end-to-end? Una guida semplice su chi tiene le chiavi

Quasi ogni servizio cloud dice che i tuoi file sono cifrati. Conta chi può decifrarli, e cosa resta visibile anche quando il contenuto non lo è.

Aggiornato il 5 ottobre 2026 · 5 min di lettura

«I tuoi file sono cifrati»: lo scrivono quasi tutti i servizi di archiviazione online. Di solito è vero, ma dice poco, perché di cifrature ce ne sono di diversi tipi. A distinguerle è una domanda sola: chi ha la chiave che rende di nuovo leggibili i dati?

Tre tipi di cifratura

La guida Surveillance Self-Defense della Electronic Frontier Foundation (EFF) distingue tre casi:

Un esempio concreto: le due impostazioni di Apple

La documentazione di iCloud mostra la differenza dentro lo stesso servizio. Apple descrive due livelli, che nella sua pagina in inglese si chiamano «Standard data protection» e «Advanced Data Protection» (la voce può cambiare con la versione). Con la protezione standard, quella predefinita, i dati di iCloud sono cifrati, ma le chiavi sono custodite nei centri dati di Apple, così l'azienda può aiutarti a recuperarli; solo alcuni dati sono cifrati end-to-end. Con la protezione avanzata, sono i tuoi dispositivi fidati ad avere l'accesso esclusivo alle chiavi per la maggior parte dei dati di iCloud, e i dati cifrati end-to-end si possono decifrare solo su quei dispositivi.

In tutti e due i casi i dati sono cifrati. Cambia chi li può aprire, e dalle parole di Apple si capisce il compromesso: se le chiavi le tiene l'azienda, l'azienda ti può aiutare a recuperare i dati; se le tengono solo i tuoi dispositivi, quell'aiuto non c'è più nello stesso modo.

Cosa protegge la cifratura end-to-end, e cosa no

Protegge il contenuto: la foto, il testo di un contratto, i numeri di un foglio di calcolo. Un server che conserva file cifrati end-to-end tiene dati che non può leggere.

Non nasconde da sola i metadati, cioè le informazioni sui dati. La EFF ricorda che metadati come l'ora di invio o l'indirizzo IP possono essere raccolti lo stesso. In un cloud i metadati possono essere i nomi dei file, le dimensioni, le date, la struttura delle cartelle, la tua email e il posto da cui ti colleghi.

Parliamo chiaro anche di noi: su LifetimeCloud, quando carichi dal sito, il contenuto dei file viene cifrato sul tuo dispositivo prima di partire. L'elenco completo dei dati che trattiamo è nell'informativa privacy. Un ultimo dettaglio, per completezza: quando accedi, la password arriva al nostro server, che la confronta con un'impronta salvata (conserviamo solo quella, non la password).

Perché perdere la password può voler dire perdere i dati

Se la chiave ce l'hai solo tu, nessun altro te la può restituire. Su LifetimeCloud la chiave che apre i file è protetta da un'altra chiave ricavata dalla tua password, dentro il browser. Non esiste un ripristino della password via email che salvi i file, e l'assistenza non ha modo di reimpostarti la password lasciando i file leggibili.

La via d'uscita è la chiave di recupero: 64 caratteri in 8 gruppi, che ti proponiamo dopo il primo caricamento. Con quella, dalla pagina di accesso, «Hai perso la password? Recupera account» ti fa scegliere una nuova password e i file restano leggibili. Senza password e senza chiave di recupero, i file cifrati non si aprono più: né tu, né l'assistenza, né noi. Leggi perché conta la chiave di recupero prima che ti serva.

Come capire se un servizio è davvero end-to-end

Non serve leggere il codice. Con queste domande arrivi già lontano:

  1. Possono reimpostarti la password lasciandoti i file? Se la password dimenticata si sistema con un link via email e ritrovi tutti i file leggibili, l'azienda, o un sistema che gestisce, arriva alla tua chiave. È più vicino alla protezione standard di Apple che all'end-to-end.
  2. Il sito ti mostra mai i file senza la tua password? Se i file si aprono dopo un accesso che non ti ha mai chiesto la password o un altro segreto che hai solo tu (per esempio solo un codice arrivato per email), chiedi all'azienda da dove arriva la chiave in quel caso.
  3. C'è una chiave di recupero? Un servizio che non può recuperare i tuoi dati deve darti un modo per farlo da solo, come una chiave da salvare. Se il recupero è facile e non richiede niente di tuo, chiedi perché.
  4. Cosa dice l'informativa privacy su quello che vedono? Cerca l'elenco dei metadati: nomi dei file, dimensioni, date, indirizzi IP. Chi spiega bene cosa cifra dovrebbe spiegare altrettanto bene cosa non cifra.
  5. Vale anche per i caricamenti da altre strade? App, programmi di sincronizzazione e protocolli come WebDAV possono seguire regole diverse dal sito. Su LifetimeCloud i file caricati via WebDAV (rclone, Cyberduck, unità di rete) vengono salvati così come arrivano: protetti durante il viaggio da HTTPS, ma non cifrati end-to-end, e i link di condivisione di quei file li consegnano in chiaro. Se usi WebDAV, cifra prima di caricare con un remote «crypt» di rclone, che di serie cifra anche i nomi dei file, oppure carica dal sito.

Fai le stesse domande al servizio che usi oggi. Per un caso molto comune, leggi Google Drive è privato?

Dove si inserisce LifetimeCloud

Quando carichi dal sito, il contenuto dei file viene cifrato sul tuo dispositivo prima di partire, con AES-256-GCM e una chiave che viene dalla tua password (PBKDF2). Quando condividi, ogni link ha una chiave sua, scritta dopo il # dell'indirizzo, la parte che il browser non manda al server; puoi aggiungere una password, una scadenza e un limite di download, come spieghiamo in come condividere file grandi in privato.

Il piano gratuito ti dà 1 GB senza carta, così puoi verificare tutto di persona. I piani a pagamento si pagano una volta sola, senza abbonamento; i prezzi aggiornati sono nella pagina dei piani.

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Crea un account gratuito: 1 GB, nessuna carta richiesta. Il contenuto dei file viene cifrato sul tuo dispositivo prima di partire. Quando ti serve più spazio, paghi una volta sola, senza abbonamento.

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Fonti (controllate il 5 ottobre 2026)