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La domanda che nessuno fa

Cifrato non vuol dire che non possono leggerlo

Tutti criptano. La domanda vera è chi tiene la chiave.

«I tuoi file sono criptati» è scritto sul sito di tutti. Ed è vero: Google, Dropbox e Apple criptano davvero, sia mentre i file viaggiano sia mentre stanno fermi sui loro dischi. Chi dice il contrario mente, o non ha letto.

La domanda che conta è un'altra, e quasi nessuno la fa: chi ha la chiave?

Una cassaforte con dentro la combinazione

Criptare un file senza dire chi tiene la chiave è come dire che i tuoi documenti sono in cassaforte, senza dire che la combinazione ce l'ha anche il portiere. La cassaforte è vera. Ma chi ha la combinazione può aprirla quando vuole.

Chi tiene la chiave, servizio per servizio

Google Drive. I file sono cifrati in transito e a riposo con AES-256. La documentazione di Google dice anche che è Google a possedere e gestire le chiavi della cifratura predefinita. Esiste un'opzione in cui le chiavi le tiene il cliente — la client-side encryption — ma è una funzione riservata alle organizzazioni Workspace, non agli account normali.

Dropbox. AES a 256 bit sui file fermi, TLS mentre viaggiano. Sulla pagina di assistenza c'è una frase che vale più di qualsiasi commento: «Dropbox non supporta la creazione di chiavi private tue». Le chiavi le gestiscono loro.

iCloud. Qui la cosa è più sfumata, ed è giusto dirlo. Nella configurazione normale — quella che Apple chiama protezione standard e che è l'impostazione predefinita — le chiavi sono custodite nei data center Apple, così che Apple possa aiutarti a recuperare i dati se perdi l'accesso. Apple offre però anche la Protezione dati avanzata, che è cifratura end-to-end vera: attivandola, le categorie di dati protette in quel modo passano da 14 a 23, e le chiavi restano solo sui tuoi dispositivi.

È una funzione seria e va riconosciuta. Ma è spenta finché non la accendi tu, e la maggior parte delle persone non sa che esiste.

Che cosa cambia, in pratica

Se la chiave ce l'ha il fornitore, i tuoi file si possono aprire. Non stiamo parlando di complotti: sono cose normali e dichiarate, come le scansioni automatiche dei contenuti, l'indicizzazione per farti cercare dentro i documenti, e le risposte alle richieste delle autorità. Non è una questione di fiducia: è una questione di possibilità. Chi ha la chiave può; chi non ce l'ha non può, nemmeno volendo, nemmeno se glielo ordinano.

Da noi la chiave non esiste, sui nostri server

La chiave che apre i tuoi file nasce dalla tua password, dentro il tuo browser, e da lì non esce. Al nostro server arrivano file già cifrati: blocchi di byte che non significano niente.

Non è una promessa che ti stiamo facendo. È una conseguenza di come è costruito il sistema, e ha un prezzo che paghiamo volentieri ma che è giusto tu conosca: se dimentichi la password e non hai la chiave di recupero, non possiamo aprirti i file. Nessuno può. Un servizio che invece riesce a rimetterti dentro dopo che hai perso tutto ti sta dicendo, senza dirlo, che la tua roba la può aprire.

La prova, non lo slogan. Sui nostri dischi ci sono file che nemmeno noi possiamo leggere. È una cosa verificabile: se un giorno qualcuno entrasse nei nostri server e portasse via tutto, si porterebbe via blocchi illeggibili. Il motivo per cui non possiamo aprirli non è che abbiamo deciso di non farlo — è che non abbiamo la chiave.

Come verificarlo da solo

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Fonti